Seveso, Marson: "Mettetevi in gioco e sfidate i vostri limiti"

Definirlo presidente di una squadra di basket sembrerebbe quasi irriverente nei suoi confronti:
Alfredo Marson è l'anima della Briantea84. Se gli dite che è una brava persona perché si dedica ai disabili, lo offendete davvero: per lui non c'è proprio differenza tra le persone. Ci aggiungiamo dell'altro: è un entusiasta, capace di stimolare, coinvolgere, un innovatore e, come accade sempre in questi casi quando si parla di persone straordinarie, è umile. Tutto questo e molto ...

Definirlo presidente di una squadra di basket sembrerebbe quasi irriverente nei suoi confronti:

Alfredo Marson è l'anima della Briantea84. Se gli dite che è una brava persona perché si dedica ai disabili, lo offendete davvero: per lui non c'è proprio differenza tra le persone. Ci aggiungiamo dell'altro: è un entusiasta, capace di stimolare, coinvolgere, un innovatore e, come accade sempre in questi casi quando si parla di persone straordinarie, è umile. Tutto questo e molto altro in più hanno portato l'Università di Milano Bicocca a conferirgli un diploma ad honorem in "Sport Management, Marketing and Sociology" dell'Università Bicocca di Milano "per gli eccellenti risultati ottenuti sia sul piano agonistico che sociale in qualità di Presidente della Briantea84". Venerdì mattina, ricevendo il prestigioso riconoscimento, ha voluto ringraziare tutti con questo discorso:

Molti di voi si chiederanno perché è stato dato proprio a me questo diploma. Avete ragione, io non sono un manager, so poco di marketing e men che meno di sociologia, ma credo con molta umiltà di avere un merito: quello di avere una passione smodata per lo sport vissuto nella sua dimensione più bella, libera e profonda. Amo lo sport per tutti, lo sport senza limiti. Idealmente questo attestato va a tutta Briantea84, una società che oggi conta oltre 150 atleti. La mia associazione – oggi molto più simile a un’azienda che a un gruppo di volontariato – dal 1984 ha un unico obiettivo: permettere a tutte le persone che hanno una disabilità, fisica o intellettivo-relazionale, di praticare sport al massimo livello in cui possono competere.

Vorrei poter ricambiare il riconoscimento che oggi ricevo, lasciandovi quella che credo sia l’arma vincente di questi 30 anni: qualunque sia la strada che intraprenderete nel futuro, non dimenticate mai di mettere in ciò che fate tutta la vostra passione. Solo con una grande dose di entusiasmo riuscirete a realizzare i vostri sogni, a superare i problemi, a spostare più in là l’asticella del possibile. Non conta solo quello che s’impara sui libri, se poi manca la volontà di mettersi in gioco in prima persona e di sfidare i propri limiti. Se farete tutto questo, se avrete passione, arriverete lontano.

Infine l’auspicio, che è non solo mio ma di tutto il movimento paralimpico, ovvero che qualcuno di voi possa prendere in considerazione l’idea di mettere le proprie competenze, il talento e le idee al servizio dello sport praticato da atleti con disabilità. Un campo forse ancora poco conosciuto ma che, proprio perché in gran parte ancora vergine, offre infinite possibilità di realizzazione. Se deciderete di provaci, però, lasciate a casa il pietismo: non sarete chiamati a svolgere una missione umanitaria, perché lo sport è sport, in qualunque condizione venga praticato. Serve avere due palle così e crederci sempre