La Brianza pronta ad assumere 6 mila persone: ma burocrazia e costo del lavoro dimezzano le possibilità

MONZA - Una situazione sconcertante quella rivelata dall'Unione Artigiani di Milano e di Monza e Brianza. Il lavoro c'è, forse non per tutti, ma tra il capoluogo lombardo e la Brianza ci sono a disposizione 24 mila assunzioni entro fine anno. I costi e la burocrazia dimezzeranno il risultato

“Rimuovere con urgenza i tanti ostacoli che impediscono di tradurre in concreti posti di lavoro le positive intenzioni dei piccoli imprenditori artigiani. In gioco ci sono almeno 2500 potenziali saldi positivi assunzioni-licenziamenti tra Milano e la Brianza, al momento congelati da cuneo fiscale e burocrazia”.
 
L'appello lanciato dall'Unione Artigiani di Milano e di Monza-Brianza alle Istituzioni è particolarmente preciso ed è frutto del risultato di una indagine sulle prospettive occupazionali per il 2017 condotta su circa cinquecento artigiani.
 
Secondo l'analisi on line, anonima e su base volontaria, entro la fine dell'anno il 25% avrebbe la potenzialità e l'opportunità di assumere un dipendente, ben il 64% conta di mantenere immutata la forza lavoro dell'azienda, mentre solo l'11% ritiene che dovrà fare ricorso ad una riduzione del personale dipendente.
 
Con queste percentuali, stima l'ufficio studi dell'Unione Artigiani, entro il 31 dicembre si potrebbero potenzialmente avere 18 mila assunzioni a Milano e Area Metropolitana, poco meno di 6 mila in Brianza. Di contro, è possibile che assisteremo ad una riduzione di 8000 unità a Milano e 2500 in Brianza, con saldi attivi di 10 mila unità circa a Milano e 3500 a Monza-Brianza.
 
Questo sarebbe il quadro se non sussistessero ancora irrisolti i nodi del cuneo fiscale, che per ogni mille euro in busta paga al dipendente comporta un costo per l'azienda di 2500 euro, la rigidità delle normative giuslavoristiche e le complicazioni burocratiche.
 
“Più di due terzi dei nostri artigiani – commenta il segretario generale dell'Unione Artigiani di Milano e di Monza-Brianza, Marco Accornero – si dice fiduciosa ed è positivamente orientata circa l'occupazione. La gran parte infatti assicura il mantenimento in essere dei posti di lavoro e quasi un terzo avrebbe la potenzialità di avviare nuovi ingressi, a testimonianza che, seppur a piccoli passi, il cammino verso una lenta ma costante ripresa pare innescato. Ragionevolmente, però, si potrebbero ipotizzare per il 2017 saldi positivi assunzioni-licenziamenti a Milano ed Area Metropolitana per circa 2mila dipendenti, tra i 300 e i 500 in Brianza. Le assunzioni effettive, purtroppo, rischiano di essere inferiori anche del 40% rispetto alle intenzioni manifestate nell'indagine, a causa degli ostacoli che si frappongono all'ingresso nelle aziende”.
 
Nel dettaglio, è il settore dei servizi alla persona e del benessere quello più propenso a veder aumentare i dipendenti, con il 26,2% delle imprese del comparto che si dicono interessate ad inserire nuovi addetti. E il 25% di esse addirittura ne prevede più di uno.
 
Impiantisti, installatori e manutentori in genere, con il 22,2%, ed edilizia, 18,5%, sono invece i settori che soffrono ancora la crisi ed esprimono prospettive di licenziamenti.
 
Singolare l'età richiesta per le nuove assunzioni, dove spicca il 66,7% di over 50enni sul totale del settore produttivo-manifatturiero. Sono invece gli impiantisti a pensare ai più giovani fra i 15 e i 29 anni (22,6%), mentre la fascia intermedia (30-50 anni) interessa maggiormente ai servizi alla persona (19,8% delle prospettive assuntive del settore).
 
Per quanto concerne l'inquadramento contrattuale, il 42,6% degli artigiani che si propone di assumere nel corso del 2017, prevede di farlo a tempo determinato. A seguire, con il 28,9%, il tempo indeterminato, l'apprendistato (19,1%), il ricorso ai voucher (4,9%) e i tirocinii (3,4%).
 
“La piccola percentuale del ricorso ai voucher in particolare – sottolinea Accornero -, dimostra ancor prima della riforma che li ha eliminati quanto fosse marginale il loro utilizzo fra le imprese, pur avendo lasciato nel limbo categorie come giovani, donne e pensionati che svolgevano lavori estremamente saltuari, dalla consegna delle pizze ai lavori domestici fino alle piccole riparazioni, ed imprese che ne avevano necessità in momenti particolari come le stagioni dei saldi”.
 
Sul totale del settore, la produzione-manifattura si evidenzia per prediligere con il 24,2% forme di assunzione a tempo determinato. I servizi alla persona, invece, puntano molto sull'apprendistato (28,2%, sempre sul totale delle assunzioni previste nel comparto) e sul tempo indeterminato (18,6%). Ricorso preferibilmente ai tirocinii e stages prediletto dal settore alimentare, dove ben il 28,6% delle ditte preferirebbe assumere inizialmente con queste caratteristiche contrattuali.
 
Gli artigiani sono orientati ad aumentare il personale dipendente in prevalenza con uomini (48%), contro il 26,7% di donne, mentre il 25,3% si dice indifferente al genere.
 
I servizi alla persona e il benessere si caratterizzano per una netta preferenza verso assunzioni al femminile (41,5%), contro il 12,2 di maschi. Inverso il caso degli installatori-impiantisti-manutentori, dove la richiesta di manodopera maschile richiesta è pari al 92,5% del settore, contro il 4,7% di donne.
 
Anche circa l'esperienza maturata, i diversi comparti artigiani presentano un quadro variegato. Se nel settore impiantisti il 23,5% di coloro che vorrebbero assumere punta su esperienze minime (1-3 anni), un curriculum più completo è richiesto nella produzione manifatturiera, dove il 26,7% delle assunzioni previste riguarderà lavoratori con più di 10 anni di esperienza nel settore. Nel mezzo, si distinguono i servizi alla persona, dove al 31,5% di nuovi dipendenti sarà richiesta un'esperienza tra i 3 e i 5 anni, e nell'edilizia, dove il 21,6% degli assunti nel 2017 dovrà dimostrare precedenti tra i 5 e i 10 anni.
 
Ma quali sono per gli artigiani i maggiori ostacoli che frenano l'espansione del mercato del lavoro e impediscono di fatto l'aumento dell'occupazione? Per il 37,6% di coloro che hanno risposto al questionario, gli eccessivi costi del lavoro, leggi cuneo fiscale, rappresentano la peggiore problematica, seguiti a ruota dall'incertezza del futuro economico (36%). Più staccata, la difficoltà di trovare personale adeguato e qualificato (12,2%); la rigidità delle normative sul lavoro (5,6%); le complicazioni burocratiche (4,7%). Non sussistono particolari ostacoli, infine, per il 3,9%.
 
“Il tema del cuneo fiscale – evidenzia il segretario generale degli artigiani milanesi e brianzoli – va affrontato e risolto con urgenza, come pare dall'agenda del Governo. L'auspicio è che un tangibile taglio dei costi del lavoro liberi risorse in grado di consentire alle nostre imprese nuovi investimenti sia sotto il profilo dell'adeguamento innovativo, sia anche per nuova occupazione”.
 
Fra i diversi settori, si ravvisano difficoltà differenti. Nella produzione, sono le complicazioni burocratiche il peggior nemico all'aumento di occupazione (34% del comparto). Nei servizi alla persona, invece, spiccano le difficoltà a reperire sul mercato personale idoneo (33,3%). Gli impiantisti-installatori-manutentori lamentano normative troppo rigide (28,6%).
 
“In conclusione – rimarca Accornero – il quadro che si trae da questa analisi, per la quale ringraziamo i più di 500 artigiani che vi anno aderito aiutandoci a comprendere meglio la situazione del mercato del lavoro in prospettiva, è che l'inesauribile “voglia di fare” dei piccoli e medi imprenditori milanesi e brianzoli non solo non si è arrestata, ma sfida le difficoltà e rilancia pensando a mantenere se non incrementare la forza lavoro aziendale con la prudenza del buon padre di famiglia. In questo contesto appare doveroso che le associazioni di categoria come la nostra si adoperino verso le Istituzioni affinchè vengano affrontati e risolti i tanti nodi che attanagliano la libera impresa, in particolare il mercato occupazionale”.